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Il Disagio emotivo in età Evolutiva

Per età evolutiva si intende il periodo che va dai 3 ai 18 anni, dall'infanzia all'adolescenza. In questo arco di tempo, avvengono numerosi cambiamenti, somatici, emotivi, affettivi e comportamentali. Il bambino in questo periodo, deve affrontare diverse prove, ad esempio il distacco dalla propria mamma e papà, l'ingresso a scuola, l'apprendimento di nuove regole, il confronto con i pari, le continue aspettative sulle prestazioni, la comprensione delle regole morali. Tutto questo, può provocare un affaticamento ed una sofferenza profonda, se non accolto da un sostegno famigliare ed Istituzionale (Castelli, 2002). Una base sicura (Bowlby, 1989), di contro conduce il bambino ad una positività verso la vita, e ad una capacità di distacco e di autoregolazione significativa. L'accudimento è sinonimo di nutrimento, ed è fondamentale per costruire la fiducia di base del bambino durante l'esplorazione del mondo esterno ed interno. Consiste nel poter contare in un rifugio in caso di pericolo, e di poter contare sull'esistenza di uno spazio protetto, dove trovare accoglienza e sostegno. Il disagio emotivo si può presentare a causa di molteplici circostanze di vita. Può insorgere a seguito di una violenza psico-fisica, per la perdita di una persona cara, per una delusione affettiva, per un incidente ecc., tanti sono gli avvenimenti che possono generare il "buio" nella nostra vita. La bassa autostima, la depressione, l'ansia, la tristezza prendono il sopravvento e la mente è priva di colori, è persa, lontana da tutte quelle emozioni che danno respiro alla nostra essenza. Si perde la serenità, la gioia, la speranza verso la vita. Lavorare con i bambini significa impegnarsi costantemente in questo percorso di aiuto, riuscire ad andare oltre il comportamento per delineare e percepire il disagio del bambino. Rilevare i segnali e i sintomi e le innumerevoli richieste di aiuto, verbali e non verbale. Questa deve diventare una prerogativa di tutte le persone professioniste e non, che sono a contatto quotidianamente con i bambini. Loro sono il continuum delle nostre conoscenze, sono la speranza di un mondo migliore, e il loro benessere deve essere costantemente preservato con amore e sostegno. Secondo Erikson (1963), la nostra sola speranza sono i nostri figli: "Ogni società consiste nello sviluppo dell'uomo: i bambini devono essere genitori nel futuro". Un mondo da preservare in tutta la sua essenza, un mondo da accudire con amore e rispetto, un mondo vulnerabile con un continuo bisogno di protezione. Ognuno di noi deve proteggere ed alimentare tutto ciò, con consapevolezza e compassione. La non familiarità di questa espressione, conduce ad un disagio esistenziale, un fenomeno che assume toni sempre più allarmanti nella nostra società. I colori dentro di noi si spengono, il silenzio e la solitudine interiore si traducono in malessere psico-fisico. Le emozioni parlano attraverso il nostro corpo, la somatizzazione esprime una sofferenza psico-logica sotto forma di sintomi somatici (Lipowski, 1988). Possiamo definirla un basso livello di consapevolezza emotiva. 

Wilma Bucci (1997), descrive ed ipotizza l'esperienza emotiva in due livelli:

1. Livello Simbolico (l'espressione emozionale si esprime attraverso le parole);

2. Livello Sub-simbolico (l'espressione emozionale si esprime attraverso il corpo).

I due livelli sono in connessione, nella somatizzazione, l'attivazione somatica è scissa da quella cognitiva, in questo modo c'è alla base una difficoltà nella regolazione delle emozioni. Ad un primo incontro emozionale sentirsi dire "Non riesco ad esprimere ciò che provo", corrisponde alla difficoltà e alla non familiarità nel raccontare ed esternare il proprio mondo emotivo all'altro, e tutto questo è molto comune, perché in primis, questa mancanza si alimenta nell'habitat famigliare, e successivamente viene riportata nel sociale. Quando viene a mancare, tutto questo, già dall'infanzia, si attiva un disagio emotivo, comunicativo ed empatico, che porta la persona a chiudersi in un'apparente silenzio interiore, che a lungo andare non può sfuggire alle maglie della censura.

 

La famiglia è il bene più prezioso che abbiamo, una forza inestimabile, un Cristallo di luce che va alimentato, preservato ed amato in ogni respiro che la vita ci concede. Il progetto educativo della famiglia richiede un'armonia dei rapporti nel rispetto della diversità di tutti i membri della famiglia, nessuno escluso, per una giusta crescita della loro personalità. Questo progetto a volte si disperde nell'indifferenza, nella non comunicazione, nell'orgoglio e nel vedere solo le proprie ragioni. Dobbiamo comprendere che i nostri figli sono il nostro riflesso, risvegliano e mettono in luce l'irrisolto dentro di noi. La differenza fra una famiglia emotivamente distrutta e una famiglia in grado di realizzare progetti educativi positivi sta nella capacità di ascolto, rispetto, empatia e tolleranza.

Vi vorrei lasciare con due frasi di Madre Teresa di Calcutta:

"Il nostro Cristallo a volte è ricoperto di polvere e di sporcizia. Per rimuoverle dovremo fare un esame di coscienza per acquisire un cuore immacolato. Dio ci aiuterà a togliere la polvere, fintanto che gli permetteremo di farlo se questo è il nostro desiderio, il suo volere diventerà realtà".

 "E' facile amare le persone lontane. Non sempre è semplice amare chi si trova vicino a noi. E' più facile donare una ciotola di riso per alleviare la fame che confortare una persona sola, addolorata e non amata a casa nostra. Portare l'amore nella nostra casa, ecco dove iniziare il nostro amore reciproco".

Spero di avervi donato un momento di riflessione. La vita è un grande dono, non lasciate nulla al caso.

A cura della Dott.ssa Francesca Benedetti